CHI SIAMO

UPV è un movimento politico-culturale che ha l’obiettivo di creare una sintesi tra ideali socialisti, difesa dell’Identità Nazionale Veneta e lotta per l’autodeterminazione dei Territori Veneti. Il nostro scopo è diffondere il Venetismo nella sinistra e la sinistra nel Venetismo, in modo da portare alla costituzione di una SINISTRA VENETA INDIPENDENTISTA E IDENTITARIA.
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venerdì 17 febbraio 2012

FASCISMO E INDIPENDENTISMO, DUE MONDI INCONCILIABILI

Che fascismo e indipendentismo non “c’azzeccano”, come direbbe Di Pietro, do­vrebbe essere palese, ma essendo parte dell’italico stivale non bisogna dare nulla per scontato.
Prendiamo spunto da un episodio avvenuto di recente a Treviso, dove il solito prosin­daco Gentilini ha fatto da guest star in una cena organizzata da ex soci di Veneto Stato, espulsi dal partito alla fine del 2011. Qui il buon Genty si è lasciato andare alla consueta rivendicazione del suo profondo legame con gli ideali fascisti, non man­cando di rimpiangere manganelli e olio di ricino , fra risate e applausi degli astanti.
‘Dov’è la novità?’ Si chiederà qualcuno. Le idee nostalgiche del vegliardo italo-pa­dano sono note, cosi come la tendenza della Lega ad imbarcare gli scarti dell’estrema destra italiana. Quello che fa riflettere è il contesto, infatti gli organizzatori della cena, pur essendo stati cacciati da Veneto Stato, continuano a ritenersi membri attivi del partito, alcuni addirittura con cariche direttive. Quindi a tutti gli effetti indipen­dentisti!
A questo punto sarà opportuno ricordare ciò che i principali regimi fascisti hanno combinato in tema di autonomie territoriali.
Il fascismo italiano ha dato vita a sanguinose guerre coloniali contro i popoli africani non ancora succubi di altre potenze europee, ha poi raso al suolo le autonomie comu­nali, sostituendo i sindaci con podestà nominati dal regime. Inoltre Mussolini è an­dato più vicino di tutti  gli altri “statisti” italiani nell’impresa di livellare a zero le va­rie identità territoriali presenti nello stivale, omologando tutti i popoli alla dottrina fa­scista attraverso il famigerato Ministero della Cultura Popolare (Min.cul.pop).
Durante la sua permanenza al potere il nazismo tedesco ha soppresso i Lander, ov­vero gli eredi degli stati tedeschi che il secolo prima avevano dato vita alla federa­zione germanica, cancellando ogni loro potere legislativo e amministrativo e riducen­doli a territori controllati direttamente da Berlino attraverso dei governatori catapul­tati direttamente dal Reichstag.
Una delle prime mosse del regime franchista spagnolo dopo la fine della guerra civile fu la soppressione delle autonomie regionali, soprattutto quelle in vigore nei Paesi Baschi e in Catalogna. Il passo successivo fu il divieto di utilizzare le lingue locali, anche scrivere un volantino in una lingua che non fosse il castigliano era considerato reato. Inoltre vennero proibite le bandiere e i simboli identitari dei vari territori ibe­rici.
Assodata quindi l’inconciliabilità tra fascismo e libertà dei popoli, il fatto di vedere persone che si definiscono indipendentiste applaudire un tizio che inneggia al venten­nio non è fastidioso o preoccupante… è semplicemente assurdo! 
Per correttezza non ci siamo mai immischiati nelle vicende di Veneto Stato, ma la vi­sta di simili scene ci fa pensare che il partito abbia fatto una mossa sensata nel dare una ripulita al suo interno. Il vero indipendentismo veneto ne uscirà più rafforzato e più sano.  

Unità Popolare Veneta
Comitato Direttivo 

mercoledì 1 febbraio 2012

UPV OSPITE DI VENETO STATO

Di seguito l'intervento del portavoce di Unità Popolare Veneta al congresso di Veneto Stato, tenutosi il 22/01/2012 a Vicenza.


Inizio questo intervento ringraziando Veneto Stato per l’invito a parteci­pare al pro­prio congresso, un fatto molto importante, tenendo conto delle nostre diverse impo­stazioni ideologiche.
Importante, in quanto noi di UPV riteniamo che sia necessario unire i movimenti indipendentisti in un fronte trasversale alla politica e alla società, perché la lotta per l’autodeterminazione delle Venezie non può interessare un solo schiera­mento politico, o una sola categoria sociale.

Credo che tutti noi siamo consapevoli del fatto che il declino dello stato italiano è ir­reversibile e che l’indipendenza sarà l’unica via di salvezza per i territori del nord est. Purtroppo, però, la maggiorparte dei nostri compa­trioti ancora non se ne rende conto e continua ad affidare ai politici filoita­liani la propria rappresentanza e il proprio futuro.

Altri ancora si ostinano a confidare in un partito che, in mancanza di ri­scontri reali al proprio operato, non ha saputo fare altro che rifugiarsi in una nazione inventata e nei suoi miti ‘fantasy’. Per questo i movimenti co­sidetti ‘venetisti’ devono collaborare tra loro per diffondere il verbo sepa­ratista in tutti i settori della società e per promuovere la nostra identità na­zionale ad ogni livello, alla faccia dei continui tentativi di omolo­gazione culturale operati dagli italianisti.

La nostra priorità deve essere risvegliare il popolo veneto, togliergli l’ovatta tricolore dalle orecchie, levargli le fette di salame padano dagli occhi. Perché, se è vero che le rivoluzioni partono dalle avanguardie, è al­trettanto certo che senza l’appoggio del popolo esse non si compiono. Il momento è favorevole, lasciarcelo sfuggire sarebbe criminale.
Pericolo tutt’altro che remoto, visto che negli ultimi anni abbiamo assistito alla dis­soluzione di tutti i movimenti indipendentisti nati dalla rabbia e dalla delu­sione dei veneti. Dissoluzione dovuta soprattutto a personalismi di gente interessata principalmente al proprio piccolo tornaconto, gente per cui la proprietà è più importante dell’individuo e quindi del popolo.
Noi come UPV siamo pronti, da sinistra, a fare la nostra parte per la pa­tria… quella vera, naturlamente.

Dobbiamo altresì volgere il nostro sguardo anche oltre i confini del nostro territorio. In molte parti dello stivale si vivono fermenti separatisti, nuovi movimenti di libera­zione stanno nascendo a fianco di quelli storici di Sar­degna e Sud Tirolo. Pensate a cosa è successo negli ultimi giorni in Sicilia. I siciliani hanno capito che quando ci si confronta con lo stato italiano bi­sogna fare la faccia cattiva, non come certi governa­tori, i quali, quando vanno a Roma per elemosinare fondi che gli spettano di diritto, sembrano Oliver Twist che chiede al suo padrone “Per favore, mi dà dell’altra zuppa?” e in risposta riceve solo bastonate!
Con questi movimenti dobbiamo dialogare e collaborare, in quanto, a pre­scindere dalla latitudine, abbiamo lo stesso obiettivo: la fine della dittatura unitaria!

Importanti sono anche i contatti col resto d’Europa, soprattutto con quelle realtà sto­ricamente impegnate nelle lotte per l’autodeterminazione dei pro­pri territori, che poco o nulla sanno della nostra situazione e a cui viene fatto credere che in Veneto esiste solo la Lega.
Il Veneto deve entrare ne­cessariamente in quella che potremo chiamare l’Internazionale Indipen­dentista, visto che storicamente la maggiorparte dei movimenti di libera­zione nazionale sono di ispirazione socialista. Se così non fosse, in tutta Europa il Leone Marciano conti­nuerà ad essere associato ai padani e ai loro deliri. Per non parlare dell’importanza della solidarietà tra popoli in lotta, che, anche a distanza di migliaia di chilometri, può far sentire tutto il suo peso. 

Concludo lanciando un monito: lo stato italiano è un pachiderma mori­bondo, ma sono in molti, per interesse, ideologia o semplicemente per mera ottusità, a non volersi ras­segnare alla sua fine. Più la nostra marcia verso la libertà diventerà travolgente, più questa feccia collaborazionista ci attaccherà a tutti i livelli. Verrà il momento in cui non potremo più per­metterci di andare troppo per il sottile, verrà il momento in cui dovremo andare oltre le regole imposte dallo stato italiano. Sarà opportuno che ciò venga tenuto bene in considerazione, da tutti.

martedì 30 agosto 2011

NÉ TRICOLORE NÉ SOLE ALPINO

Il diciotto settembre migliaia di persone marceranno sulle strade di Vene­zia sventolando le bandiere di una nazione che non esiste, non è mai esi­stita e non esisterà mai. Uno stato inventato, uno stato che sembra partorito dalla mente di un Gran Dragone del Ku Kux Klan e i cui sostenitori non sono da meno.
Per contro, nello stesso giorno, altre persone risponderanno sventolando le bandiere di uno stato che in 150 anni ha prodotto una delle monarchie più vili e sanguinarie d’Europa, una dittatura altrettanto sanguinaria e una re­pubblica che nel tempo si è rivelata la mera continuazione del ventennio che l’ha preceduta. Uno stato autoritario e arrogante, ormai inesorabil­mente avviato al collasso a causa della sua cialtroneria.
Noi di Unità Popolare Veneta non crediamo in queste finte nazioni, cre­diamo invece nell’autodeterminazione e nell’autogoverno dei popoli, nel rispetto delle differenze storiche e culturali di ciascuno, crediamo nella so­lidarietà tra le diverse nazioni della penisola e nel fatto che lo stato italiano sia il vero freno alle potenzialità dei vari territori.
Lo squallido palio delle bandiere che, per un giorno, trasformerà la città simbolo dei veneti in un volgare circo è solo il canto del cigno di un si­stema che stà morendo. Il futuro non appartiene ne alla farsa padana, ne a quell’autentico incubo chiamato stato italiano, il futuro appartiene ai nostri po­poli!






AUTOGESTIONE
AUTODETERMINAZIONE
LIBERTA'
PER I POPOLI ITALICI

domenica 24 aprile 2011

25 APRILE, FESTA DOPPIA PER I VENETI!

Fin da piccoli ci è stato insegnato che il 25 aprile si festeggia la liberazione dal nazi­fascismo, quasi nessuno però sa che lo stesso giorno si festeggia San Marco, patrono di Venezia e simbolo del Popolo Veneto. Infatti il Leone alato che campeggia sulla bandiera veneta non è altro che la rappresentazione dell’angelo che accolse il santo nella Laguna.
Due avvenimenti importanti per noi, da un lato le celebrazioni per la parziale libera­zione del nostro territorio dal fascismo italiano, dall’altro una ricorrenza fondamen­tale per l’identità della nostra gente. Due avvenimenti che qualcuno ha tentato di mettere in contrasto tra loro per squallidi interessi politici, come se un veneto non do­vesse riconoscere il valore della lotta partigiana e un antifascista non potesse indenti­ficarsi coi simboli della sua terra. Squallore allo stato puro, come già detto. Ma per­ché parliamo di liberazione ‘parziale’? Semplice, basta pensare a quali sono le princi­pali caratteristiche del regime fascista, ovvero arroganza, prepotenza, ignoranza e cialtroneria. Poi pensiamo a quali sono le principali caratteristiche dell’apparato sta­tale italiano…
Non ci vuole molto per capire che il fascismo italiano non è morto, ma si è dato solo una ripulita, e neanche tanto a fondo. La liberazione non sarà completa fino a quando i popoli italici non saranno liberi di autogovernarsi secondo la propria cultura, la pro­pria storia e le proprie consuetudini. Ciononostante la Resistenza è stata forse uno dei pochi momenti decenti degli ultimi 150 anni e per questo merita di essere ricordata, indipendentemente dai significati che i nazionalisti italiani di destra e di sinistra vo­gliono darle, e come veneti è giusto affiancarle la ce­lebrazione di San Marco, in modo da far capire anche ai più stolti che queste due ri­correnze sono complementari e non divergenti tra loro. Certamente ci sarà chi griderà allo scandalo, ma si tratta di persone e movimenti ormai sorpassati dagli eventi e che sono destinati a finire nel sottoscala della Storia.

VIVA IL VENETO LIBERATO
VIVA SAN MARCO

Unità Popolare Veneta
Comitato Direttivo 

giovedì 21 aprile 2011

COLONIZZAZIONE ALL'AMATRICIANA

Oramai solo i beoti e coloro che hanno interessi legati all’occupazione possono ne­gare la situazione in cui si trova il veneto, ovvero quella di una colonia dello stato italiano. Episodi più o meno eclatanti si susseguono senza soluzione di continuità da troppo tempo per non essere collegati da una precisa strategia, tesa a sradicare ogni traccia dell’identità veneta dai nostri territori.
Ultimo in ordine di tempo l’azione di­sciplinare intrapresa da una dirigente scolastica italiana nei confronti di un professore veneto, reo di aver portato in classe un gonfa­lone della Repubblica Veneta durante una lezione sugli evangelisti, allo scopo di spiegare il legame tra San Marco e Vene­zia. Gli studenti, incuriositi, hanno voluto saperne di più e il discorso è virato sulla storia della Serenissima, alla fine gli stessi studenti hanno voluto appendere la ban­diera in classe. Quando alcuni illuminati pro­fessori hanno visto lo stendardo sono immediatamente corsi a piangere dalla preside, la quale ha convocato il docente inti­mandogli di presentare un documento scritto per giustificare il suo comportamento, avver­tendolo che a scuola non bisogna parlare della storia della Repubblica di Venezia e di tutto ciò ad essa correlato. Alla fac­cia della libertà insegnamento!
Ma ciò che è successo all’istituto ‘Giuseppe Berto’ di Mogliano Veneto è solo la punta di un ice­berg fatto di quotidiani attentati alla nostra storia e alla nostra cultura. Lo stato ita­liano usa la scuola in modo subdolo, si punta ai ragazzi, ovvero al futuro, si vieta loro di parlare in veneto, si nasconde loro storia della propria terra, si deni­grano la nostra lingua e i nostri simboli, si nega persino l’esistenza del Popolo Ve­neto, presente da 3000 anni in queste terre. Il tutto con l’appoggio di interessati colla­borazionisti. Qualche esem­pio: a Venezia la giunta co­munale ha festeggiato alla grande i 150 anni di occupa­zione, ma ha ‘dimenticato’ di celebrare i 1590 anni dalla fondazione della città lagu­nare; l’assessore alla cultura (?!?) Donazzan non perde oc­casione per scagliarsi con­tro l’insegnamento del Veneto nelle scuole, voluto dalla sua stessa giunta regionale; la maggioranza dei consiglieri regionali della commissione cultura hanno votato con­tro la proposta di proporre al parlamento italiano il ricono­scimento del Veneto come lingua minoritaria tutelata dallo stato (che è come chiedere a un nazista di aprire una sinagoga).
Nostro dovere di patrioti è fare si che tutto ciò non passi sotto silenzio, nostro dovere di patrioti è risvegliare le coscienze di più gente possibile, nostro dovere di patrioti è difendere e diffondere la nostra cultura, certi che non saranno le angherie e le me­schinità degli emissari dell’occupante e dei novelli kapò a cancellare un’identità da sempre radicata nei veneti e che si sta rigenerando giorno dopo giorno. Questo perché ciò che ci propongono in cambio è uno stato votato allo sfascio, un traballante barac­cone tenuto insieme con lo sputo, la cui storia è un inno al fallimento, al tradi­mento e al sotterfugio, un apparato politico-burocratico composto da inaffidabili cialtroni le­gati tra di loro dal peggiore clientelismo.
Nessuno rinuncerebbe alle sue radici in cambio di questo laido bordello, nemmeno dei ‘polentoni’ come i veneti!



CONTRO IL COLONIALISMO CULTURALE
CONTRO L’OCCUPAZIONE ITALIANA
CONTRO I COLLABORAZIONISTI
INFORMARE, DIFENDERE, DIFFONDERE

martedì 22 marzo 2011

ULTIME GRIDA DALLA SAVANA

Il 17 marzo 2011 ha attraversato tutto lo stivale come un’onda anomala di retorica patriottarda e nazionalismo straccione, tipico di chi non ha null’altro a cui attaccarsi.
Politici, intellettuali e giornalisti fedeli a questo stato fallimentare hanno gonfiato l’evento fino quasi a farlo scoppiare, puntando tutto sul centocinquantenario della sciagurata costituzione del regno d’italia. Potremmo dire che hanno giocato il jolly portando a casa una mano facile, ma ora sono rimasti senza carte, infatti, dopo essersi tolta fondotinta e rossetto, l’italia tornerà ad essere quella di sempre. Da lunedì le bandiere verranno tolte dai balconi, bollette e cartelle esattoriali sempre più alte torneranno a riempire la cassetta postale di ogni famiglia, i notiziari torneranno a parlare di licenziamenti, aumenti, corruzione, sprechi, malaffare… il solito paese in caduta libera, ma si sa… l’importante è l’atterraggio! La rendita emozionale delle celebrazioni si esaurirà al prossimo inevitabile giro di vite sulla qualità della vita di tutti i cittadini-sudditi della repubblica delle banane, chissà cosa si inventeranno allora gli illuminati (e interessati) fautori dello stato italiano per convincere il popolo a mantenere i loro privilegi.

Ma veniamo a come è stato vissuto questo giorno nelle Terre del Leone. Cominciamo col dire che tutti i sindaci di tutti gli schieramenti, tra cui quelli dell’italianissima lega nord, hanno attinto a man bassa dalle casse pubbliche per addobbare di tricolori palazzi comunali e luoghi pubblici, ancora più ovviamente anche Luca ‘comandi!’ Zaia si è esibito in canti e balli a tema. Purtroppo anche molti sudditi si sono uniti alle danze, dando vita a grottesche, e a volte carnevalesche, manifestazioni di nazionalismo. Probabilmente non hanno ancora subito abbastanza furti e umiliazioni da questo stato, contenti loro… Ma la dimostrazione che il vento stà cambiando è data dal fatto che l’invito ad esporre stracci alle finestre, rivolto da prefetti e collaborazionisti alla popolazione, è stato snobbato dai più. A Padova, altrimenti nota come Zanonatograd, l’esposizione ha coinvolto indicativamente tre case su dieci, in comuni decisamente meno italianizzati le percentuali sono state ancora più infime. Evidentemente chi non può contare su stipendi e privilegi statali prova molto meno trasporto nei confronti del tricolore rispetto a chi con lo stato dà da mangiare (e bene) a tutta la famiglia.

A Padova e Verona ci sono state forti manifestazioni di dissenso nei confronti delle celebrazioni, dimostrazioni che hanno riscosso notevole consenso tra i cittadini, eccetto naturalmente i soliti nostalgici del mascellone e i loro nuovi amici ‘di sinistra’ (sic!). Il problema di occupanti e collaborazionisti è, come già detto, che di 17 marzo 2011 ce n’è stato uno e non ce ne saranno altri, ora la palla passa ai patrioti veneti che possono contare su di un alleato potentissimo: lo stato italiano con la sua inettitudine, la sua arroganza e la sua innata tendenza al fallimento!

CONTRO I FINTI MITI DI UNA FINTA NAZIONE

LIBERTÀ PER TUTTI I POPOLI ITALICI!

lunedì 30 agosto 2010

DIFFONDERE INDIPENDENZA

Soprattutto negli ultimi anni si è fatto un gran parlare di autodeterminazione, autonomismo, indipendentismo (il federalismo nemmeno lo calcolo perchè non ci sarà mai), il problema è che questi argomenti coinvolgono una minoranza di veneti, in crescita e rumorosa, ma pur sempre una minoranza. Purtroppo 150 anni di italia hanno creato un popolo apatico e rassegnato, se non addirittura complice dei propri vessatori, una sorta di 'Sindrome di Stoccolma' applicata a una intera nazione (quella Veneta, naturalmente).

E' triste sentire ragazzi di 25-30 anni che ti dicono "Così vanno le cose, bisogna mettersela via", ancora più triste è vedere certi personaggi la cui massima aspirazione è quella di non battere più lo scontrino fiscale. Se i primi sono rassegnati all'inferno, il paradiso dei secondi è a dieci centimetri da terra.
A queste persone bisogna far ritrovare l'orgoglio e la dignità, la capacità di sognare e la volontà di combattere per realizzare i propri sogni, i veneti vanno motivati e indirizzati sulla via della LIBERTA', quella vera, che solo la fine del colonialismo italiano può dare.
Ci sono poi gli italianisti, quelli per interesse e quelli per abitudine. Dei primi fanno parte quasi tutti i politici degli attuali partiti, che sullo status quo hanno fondato e costruito le loro fortune. Gente che per un briciolo di ben remunerato potere ha tradito la propria terra e la propria gente, diventando politicamente il cane da guardia dello stato. A questi personaggi non auguriamoo di finire appesi per i piedi a un distributore di benzina (non che ci dispiacerebbe...), ci basterebbe essere presenti quando non conteranno più un cazzo e dovranno percorrere in tutta fretta la via per Hammamet.
Gli altri italianisti sono frutto di decenni di retorica patriottarda somministrata quotidianamente in dosi da cavallo da scuola, politica e media. Nonostante siano figli di una terra bistrattata, venduta (Istria e Dalmazia) e depredata dallo stato italiano, appena sentono le prime note di 'Fardelli d'italia' scattano sull'attenti e, con mano sul cuore e occhio umido, cantano a voce alta tutta la tiritera. Solitamente si tratta del tipico nazionalismo cialtrone di quelli che non vedono l'ora che la nazionale italiana di calcio vinca qualcosa per fiondarsi in strada a strombazzare col loro bravo tricolore fuori dal finestrino. Più che un sentimento è un'abitudine e per questo più deleteria, perchè il sentimento è quasi sempre motivato e quando non ci sono più le motivazioni il sentimento si affievolisce fino a sparire, le abitudini invece sono dure a morire.
Gli italianisti per abitudine sono più difficili da convincere rispetto agli interessati, perchè potete star sicuri che i secondi quando i loro interessi non coincideranno più con quelli dell'italia diventeranno i più fervidi venetisti. Gli abitudinari invece vivrebbero ogni cambiamento come un attentato alle loro piccole patetiche sicurezze.
Questa purtroppo è la situazione, la maggioranza dei veneti è costituita da apatici, rassegnati, opportunisti e traviati. Portare il venetismo tra i veneti è il primo passo verso l'autodeterminazione, liberare il popolo da 150 anni di propaganda e abbruttimento è una tappa inevitabile del cammino verso l'indipendenza dei nostri territori.